Archivia per febbraio, 2014

Diamante Peperoncino Festival

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Cinque giorni di puro divertimento tra spettacoli dal vivo, enogastronomia, musica, arte e letteratura per la ventunesima edizione del Peperoncino Festival.
Una tradizione che si rinnova ogni anno quella della località tirrenica, famosa oltre che per le sue spiagge, anche per i piatti più infuocati del meridione, grazie a una varietà di peperoncino rinomata e apprezzata nel mondo. Quest’anno, infatti, anchele cucine di Brasile, Argentina e Australia propongono delle specialità culinarie arricchite dal sapore unico del peperoncino calabrese, che si potranno assaporare negli stand di “MondoPic”.
La grande festa che dalla cucina sfocia nello spettacolo, nell’arte e nella cultura quest’anno festeggia con un ospite d’onore, l’attore comico Rocco Papaleo che al taglio della torta farà seguire uno spettacolo ai Ruderi di Cirella. E se il mondo della gastronomia si combatte a colpi di “Master Peperoncino”, con le proposte più innovative di giovani chef, la moda risponde con “Red Hot Dress Peppers”, un appuntamento nuovo di zecca per l’edizione 2013. Nato in collaborazione con Moda Movie, propone una sfilata di dieci abiti tutti ispirati da piccanti idee realizzati dagli artisti dell’Accademia di Brera.
L’arte dei fumetti invece darà libero sfogo alle fantasie più “hot” dei cartonist con“Cosplay Piccante”, un contest in collaborazione con Romics (Festival Interazionale del Fumetto) presentato da Mirko Fabbreschi, autore e interprete di molte sigle dei cartoon.
E ancora i cinque giorni del Festival del Peperoncino 2013 saranno avvolti da un alone di mistero con i delitti irrisolti di “Peperoncino Rosso Sangue”, il romanzo di Franco Maiolino presentato in occasione del festival. Il lungomare di Diamante sarà poi impreziosito dalle luminarie di Megalux e dalle creazione di Gerando Sacco che festeggia 40 anni di attività.
Infine per togliere la sete è d’obbligo l’assaggio del “Negroni al Peperoncino”, il cocktail creato per l’occasione che, al classico Negroni da uno sprint in più, con un sapiente mix di alcolici e una varietà segreta di peperoncino.

Peperoncino calabrese

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Il peperoncino è una pianta (e frutto) appartenente al genere Capsicum (lo stesso dei peperoni dolci) della famiglia delle Solanacee. Una delle caratteristiche principali del Peperoncino di Calabria è la sua elevata piccantezza.   Il peperoncino è considerato alimento fondamentale dell’intera Calabria, utilizzato nelle nella norcineria, nelle conserve ittiche, nei formaggi, in quasi tutte le ricette tradizionali. In Europa il peperoncino è arrivato con Cristoforo Colombo che l’ha portato dalle Americhe. Ma prima di quella data si era già diffuso in Asia e Africa “per vie diverse da quelle dei bianchi”. Si ha usato come medicina, come spezie aromatiche e per fare delle salse. Uno delle piatti più tipici della Calabria e la salsa di peperoncino piccante, che si può aggiungere a ogni pasta. Questa salsa si può conservare in dispensa per usarla ogni tanto (meglio si è in inverno), è un condimento perfetto per qualsiasi tipo di pasta. salsa-peperoncino-da-conservare-anteprima-600x600-949424 Scopri come farla. (Per manipolare i peperoncini si deve usare degli guanti di latex, così evitiamo irritazione alla pelle o agli occhi.) Ingredienti
  • peperoncini rossi freschi, 500gr                        Tempo di preparazione: 15 minuti + 7 ore di riposo.
  • olio evo, 2 cucchiai
  • sale grosso
Preparazione Pulire i peperoncini con un panno pulito da cucina, inumidito. Asciugateli e tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Prendete ora uno scolapasta e adagiatevi all’interno un panno da cucina pulito. Ricoprite con uno strato di sale grosso e, successivamente con uno di peperoncini, quindi ancora sale. Proseguite a formare i diversi strati, finché i peperoncini non saranno terminati, quindi ricoprite il tutto con uno strato finale di sale grosso. Ultimate posizionando una pentola piuttosto pesante sopra l’ultimo strato di sale: in questo modo il peso aiuterà a far fuoriuscire l’acqua dai piccoli ortaggi rossi. Posizionate lo scolapasta all’interno di una bacinella, in modo tale che l’acqua non vi sporchi la cucina. Mantenete la posizione per almeno sette ore. Trascorso il tempo indicato, private del sale i peperoncini e riponeteli all’interno del mixer da cucina insieme ad un paio di cucchiai di olio extra vergine di oliva, finché non avrete ottenuto un composto liscio ed omogeneo. Travasate infine il tutto all’interno di alcuni vasetti precedentemente sterilizzati. Chiudete poi i barattoli e metteteli a bollire all’interno di una pentola colma di acqua, fino a sentire il clac del tappo. A questo punto, riponete la vostra salsa ai peperoncini in un luogo fresco e asciutto per almeno tre settimane prima di gustare. Buon appetito!

La cucina calabrese

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La cucina calabrese è strettamente collegata alla vita religiosa e spirituale e comporta regole e abitudini spesso legate alle ricorrenze che risalgono ai tempi antichi, essendo il risultato di quasi 3.000 anni di storia, dalla Magna Grecia all’Unità d’Italia.

Per esempio a Natale e all’Epifania era usanza mettere in tavola tredici portate, mentre a Carnevale si mangiano maccheroni, polpette e carne di maiale. La Pasqua si festeggia con l’arrosto d’agnello, i cudduraci e i pani spirituali e così per le altre feste. Ogni evento della vita familiare (nozze, battesimi etc.) si festeggia sempre con[1]una cena particolare.

Oggi le abitudini non sono così rigide, ma mantengono molte delle antiche usanze.

Il cibo dei calabresi negli anni non si è molto modificato, i vari piatti hanno origini diverse sulla base dei popoli che hanno abitato in questa regione, come i Greci e gli Arabi. Ovviamente l’introduzione del peperoncino piccante risale all’epoca successiva alla scoperta delle Americhe, essendo originario delCentro America.

Rivestono molta importanza i cibi conservati, come le acciughe sotto sale, dissalate e messe sotto olio col peperoncino, gli insaccati di maiale (come la ‘nduja e la soppressata calabrese), i formaggi, le verdure sottolio e i pomodori seccati, che consentivano di sopravvivere nei periodi di carestia, oltre che ai lunghi periodi d’assedio dei pirati turcheschi.

Oggi nelle aree coltivate si raccolgono ottimi prodotti agricoli, sulle montagne si producono molti formaggi e sono in crescita la viticoltura e la produzione di olive. Le ricette calabresi fanno molto uso di verdure, di cui il territorio è fertile: melanzane soprattutto e poi pomodori, peperoni, cipolle rosse e fave.

Un ruolo centrale nella cucina calabrese è occupato dal pane, curato nella preparazione e negli ingredienti (importante il grano duro), ma anche dalle paste tradizionalmente fatte in casa.

La ‘nduja

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Il nome deriva dal Francese Andouille, “frattaglie”, perché nel passato si produceva con peperoncino e frattaglie di maiale, è stato introdotto dagli Spagnoli nel cinquecento insieme al peperoncino ma si presume che i Francesi nell’era Napoleonica lo introdussero in Calabria.     La ‘NDUJA di Spilinga è il salame tipico calabrese piccante spalmabile coma la Nutella, ha colorito rossastro, consistenza pastosa che non diventa mai dura, anche dopo la stagionatura, mantenendo i sapori piccanti, è’ un salume cremoso, facilmente spalmabile, piccantissimo, tradizionale del Monte Poro. Oggi viene prodotto in Calabria come prodotto tipico, che fa parte della tradizione culinaria calabra,un salume morbido, spalmabile, piccantissimo, è un’insieme di carne di maiale, peperoncino calabrese piccante, conserva di peperoncino piccante e grasso di maiale, l’insieme viene tritato con tritacarne manuale per non alterare e surriscaldare il prodotto, all’impasto viene aggiunto il sale in base ai kg ottenuti è posto a riposo in contenitori di legno, ogni tre ore l’impasto deve essere rimescolato. Dopo un giorno si inserisce l’impasto in involucri naturali e stagionato in temperatura ambiente. Esistono vari metodi di produzione tra cui l’affumicazione, altri inseriscono nella produzione le frattaglie comunque sia il prodotto è unico in Calabria nella zona di Spilinga e zone limitrofe come i comuni di Ricadi, Tropea, Limbadi, Nicotera perchè sia le condizioni climatiche sia per le caratteristiche di produzione tramandate nel tempo, è sopratutto l’alimentazione ancora naturale del maiale, si ottiene così un prodotto originale difficile da imitare e preparare con le stesse qualità. Il maiale domina in tutta la gastronomia calabrese. Intorno al maiale e alla sua macellazione si è sviluppata nei secoli una grande tradizione popolare di riti, leggende e usanze. Proprietà terapeutiche: cibo afrodisiaco che aiuta il cuore un detto popolare, attribuisce alla ‘nduja di Spilinga” poteri afrodisiaci” e lo consiglia al posto di famosi prodotti farmaceutici, agisce come vasodilatatore con grossi benefici per i capillari e per le arterie coronarie, da ricerche a carattere storico e scientifico, oggi è considerata un toccasana nelle bronchiti, nell’ enfisema, nei reumatismi e soprattutto previene l’infarto.

I Bronzi di Riace

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Bronzi di Riace sono due statue bronzee di dimensioni leggermente superiori al vero (altezza: 205 cm e 198 cm[1]), di provenienza greca omagnogreca o siceliota, databili al V secolo a.C.[1] e pervenute in eccezionale stato di conservazione. Le due statue – rinvenute nel 1972 nei pressi di Riace, in provincia di Reggio Calabria – sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’ età classica. Le ipotesi sulla provenienza e sugli autori delle statue sono diverse, ma non esistono ancora elementi che permettano di attribuire con certezza le opere ad uno specifico scultore. I Bronzi si trovano al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, luogo in cui sono stati riportati il 6 dicembre 2013 dopo la rimozione e il soggiorno per tre anni (con annessi lavori di restauro) presso Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria[2] a causa dei lavori di ristrutturazione dello stesso museo. I Bronzi sono diventati uno dei simboli della città stessa.

La Grotta del Romito

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La Grotta del romito PDF Stampa E-mail
 L’importantissima scoperta, avvenuta nel 1961 in territorio di Papasidero, ha gettato una straordinaria luce sulle vicende preistoriche della Calabria settentrionale, dimostrando che essa era abitata da almeno 20.000 anni fa. L’uomo del Romito era della razza cro-magnon, non sapeva allevare gli animali e non conosceva l’agricoltura e la lavorazione della ceramica. La grotta è divisa in due parti ben distinte: quella vera e propria, profonda circa venti metri, che si addentra nella formazione calcarea con un cunicolo stretto e oscuro e il riparo che si estende per circa 34 metri in direzione est-ovest.
 Per il neolitico l’analisi del carbonio 14 ha dato 4.470 a.C. mentre, per gli strati del paleolitico superiore, il più antico finora databile, risale a circa 16.800 anni a.C. L’homo sapiens ha abitato molto intensamente la grotta lasciando innumerevoli testimonianze del suo passaggio in strumenti litici e ossei, nello stupendo graffito e nei resti dei propri scheletri. La figura di toro, lunga circa 1,20 metri, è incisa su un masso di circa 2,30 metri di lunghezza e inclinato di 45° . Il disegno, di proporzioni perfette, è eseguito con tratto sicuro.
 Le corna, viste ambedue di lato, sono proiettate in avanti e hanno il profilo chiuso. Sono rappresentate con cura alcuni particolari come le narici, la bocca, l’occhio appena accennato, l’orecchio. In grande evidenza le pieghe cutanee del collo e assai accuratamente descritti i piedi fessurati. Un segmento attraversa la figura dell’animale in corrispondenza delle reni. Al di sotto della grande figura di toro vi è incisa, molto più sottilmente, un’altra figura di bovide di cui sono eseguiti soltanto il petto, la testa e una parte della schiena. Di fronte al masso con il bovide ve ne è un altro di circa 3,50 metri di lunghezza, con segni lineari incisi di significato apparentemente incomprensibile. La frequentazione neolitica della grotta del Romito è documentata dal rinvenimento di una cinquantina di cocci di ceramica che rivelano l’esistenza del transito del commercio della ossidiana proveniente dalle isole Eolie. Nella grotta, visitata da molti turisti, è possibile osservare, nel luogo del loro rinvenimento, delle riproduzioni di sepoltura datate all’incirca 9.200 anni a.C. , contenenti ciascuno una coppia di individui disposti secondo un rituale ben definito.
 Una di queste coppie di sepoltura è stata rinvenuta nella grotta e due altre coppie nel riparo, poco distanti dal masso con la figura del toro. Di queste coppie di scheletri, la prima è conservata nel museo nazionale di Reggio Calabria, la seconda si trova nel museo fiorentino di Preistoria, insieme alle schegge litiche (circa 300) trovate nei vari strati esaminati nel riparo e nella grotta, la terza è ancora oggetto di studio da parte dell’Istituto di Preistoria di Firenze. Recenti scavi hanno portato alla luce i resti di una quarta sepoltura ancora più antica delle precedenti, evidente testimonianza di una intensa frequentazione del riparo del Romito da parte dell’uomo preistorico.

La Varia di Palmi

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La Varia di Palmi è una festa popolare cattolica che si svolge a Palmi in onore di Maria Santissima della Sacra Lettera, patrona e protettrice della città, l’ultima domenica di agosto con cadenza pluriennale.

L’evento è, probabilmente, la festa principale della Regione Calabria  e rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane,  dal 2013 inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

La Varia è un enorme carro sacro che rappresenta l’universo e l’assunzione in cielo della Vergine Maria. Sopra il carro, di altezza pari a 16 metri e trasportato a spalla da 200 Mbuttaturi (portatori), trovano posto figuranti umani che rappresentano la Madonna, il Padreterno, gli Apostolie gli angeli.

Un altro momento importante di fede è la processione, il giorno precedente il trasporto della Varia, del quadro di Maria Santissima della Lettera e del reliquiario del Sacro Capello.

Oltre al riconoscimento UNESCO, l’evento è catalogato quale “patrimonio immateriale” delle regioni d’Italia dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia ed è organizzato dall’amministrazione comunale di Palmi, con il patrocinio della Provincia di Reggio Calabria, della Regione Calabria e delle istituzioni religiose.

Dal 1900 ad oggi la Varia ha avuto vari riconoscimenti, tra i quali la copertina di un numero de La Domenica del Corriere, l’emissione un francobollo prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e l’abbinato ad una lotteria nazionale.

Negli anni in cui non viene celebrato il trasporto della Varia, l’ultima domenica di agosto corrisponde alla sola festa religiosa di Maria Santissima della Sacra Lettera.

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